C’è un nome che, per chi si avvicina allo Shiatsu, prima o poi salta fuori: Anma. È la disciplina da cui lo Shiatsu discende direttamente, la sua vera radice giapponese, ed è una storia che mi piace raccontare perché aiuta a capire meglio anche quello che faccio ogni giorno nel mio studio a Pescara.
Cos’è l’Anma
Il nome Anma nasce dall’unione di due caratteri: “an”, che significa premere, e “ma”, strofinare. Già il nome racconta la tecnica: un massaggio che unisce pressione, impastamento, frizione, percussione e vibrazione, oltre a stiramenti e mobilizzazioni delle articolazioni. Si pratica generalmente su tutto il corpo, con movimenti ritmici che ricordano, per chi lo prova la prima volta, un massaggio più “classico” rispetto alla pressione, solo apparentemente immobile, tipica dello Shiatsu.
Origini: un ponte tra Cina e Giappone
Le radici dell’Anma affondano nella medicina tradizionale cinese, in particolare nell’Anmo (l’antenato di quello che oggi in Cina viene chiamato Tuina). Secondo diverse fonti storiche, furono i monaci buddhisti a portare questa pratica dalla Cina al Giappone, intorno al VI secolo, insieme ad altri elementi di cultura, filosofia e medicina. Una volta in Giappone, la disciplina prese il nome di Anma e si sviluppò seguendo un percorso proprio, restando comunque ancorata ai principi della medicina cinese: i meridiani, i punti energetici, il concetto di Ki (l’energia vitale, la stessa che in Cina viene chiamata Qi).
Nei secoli successivi l’Anma si diffuse in Giappone e divenne parte della formazione di medici e operatori, tanto che chi la praticava spesso univa questa conoscenza corporea allo studio dell’agopuntura e della fitoterapia.
Il legame con la comunità dei non vedenti
Un capitolo particolare della storia dell’Anma riguarda il suo legame con le persone non vedenti. Nel XVII secolo la figura di Sugiyama Waichi, agopuntore non vedente, contribuì a rendere popolare e sistematizzare la disciplina, fondando scuole dedicate proprio a chi non poteva vedere. In quel periodo comparvero anche i primi manuali scritti sull’argomento. Durante il periodo Tokugawa, alcuni editti arrivarono a riservare la pratica dell’Anma esclusivamente ai non vedenti, una scelta che nel tempo ha reso questa professione un’importante opportunità di lavoro per la comunità di persone cieche in Giappone, un legame che in parte resiste ancora oggi.
Da qui nasce lo Shiatsu
All’inizio del Novecento, alcuni studiosi giapponesi iniziarono a guardare all’Anma con un occhio nuovo, unendo questa tradizione ad altre pratiche orientali e allo studio dell’anatomia occidentale, allora sempre più diffusa in Giappone. Da questo incontro nacque lo Shiatsu: una tecnica che mantiene la stessa base energetica dell’Anma, meridiani e punti compresi, ma la esprime attraverso una pressione solo apparentemente immobile, che in realtà cambia costantemente d’intensità in ascolto di come risponde il punto trattato, guidata dal respiro, invece che attraverso le impastature e le frizioni tipiche del massaggio classico.
Tokujiro Namikoshi fu tra i protagonisti di questo passaggio, fondando negli anni ’20 il suo primo istituto dedicato allo Shiatsu. Il percorso di riconoscimento ufficiale fu lungo: solo nel 1955 il Ministero della Sanità giapponese approvò lo Shiatsu, ancora come parte dell’Anma, e solo alcuni anni più tardi arrivò il riconoscimento come disciplina autonoma e distinta.
Anma e Shiatsu oggi: stessa radice, espressioni diverse
È lo Shiatsu la disciplina che pratico, e conosco bene quanto deve all’Anma: la mappa dei meridiani, la ricerca dell’equilibrio energetico, l’attenzione al corpo nel suo insieme. Quello che nello Shiatsu cambia è soprattutto il modo di arrivare a quei punti: non con l’impastamento e la frizione tipici dell’Anma, ma con una pressione ferma e perpendicolare, che mantengo costante nel tempo pur adattandola in continuazione a come il punto trattato risponde sotto le mie mani, spesso eseguita restando vestiti, senza l’uso di oli.
Chi conosce già altre discipline nate dalla stessa radice, come il Tuina cinese, ritrova spesso nello Shiatsu un terreno familiare: stessa mappa del corpo, approccio diverso al tocco.
Se questa storia ti ha incuriosito
Se ti va di scoprire da vicino come si traduce oggi questa tradizione, il modo più diretto è provare una seduta di Shiatsu nel mio studio a Pescara: trovi qui cosa aspettarti dalla prima seduta, oppure trovi tutti i contatti qui sotto per una chiacchierata conoscitiva gratuita.
Come ogni disciplina bio-naturale, Anma e Shiatsu restano pratiche di benessere: un buon complemento al percorso indicato dal proprio medico, mai un sostituto.







